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Conferenze tenute sul tema: collaborazione e cooperazione

La forza creativa dei contratti

Avv. Claudio Chiandusso, Avvocato in Thun (Svizzera)

Incontri e impegni nella vita sociale

L'essere umano si realizza solo nella vita sociale, nell'incontro con altri uomini. In questi incontri vengono scambiate prestazioni e nascono relazioni e legami. È essenziale che questi legami nascano e crescano consciamente per evitare malintesi. Ognuno ha sì un sentimento soggettivo di ciò che può essere giusto, però solo basandosi sul sentimento non è possibile costruire un iniziativa comune. Affinché un'iniziativa comune possa crescere, è necessario ascoltare il partner, mettersi nei suoi panni, e quindi trovare accordi, accordi in parità di diritti. Con gli accordi nascono relazioni reciproche nella vita sociale: diritti e doveri, dunque contratti.
Se gli accordi includono una comunità di persone, ne risultano contratti di società, come per esempio un'associazione, una società collettiva oppure nella forma di una cooperativa.

La decisione di unirsi ad altre persone, deve essere presa liberamente, questa è la libertà di spirito. Dall'unione scelta derivano però impegni che vanno mantenuti, perché negli impegni ci troviamo nella vita giuridica e nelle conseguenze nella vita economica. La vita giuridica premette perciò la capacità di discernimento e l'impegno.

Creare nuove forme sociali con contratti

Die Per spiegare la necessità del diritto, spesso vien fatto il paragone con le regole di circolazione stradale, cioè che senza le regole non ci sarebbe più possibile circolare in modo ragionevole, siccome ad ogni incrocio non sapremmo come si comportano gli altri. Ma il diritto è molto più di una collezione di norme più o meno necessarie.
L'uomo moderno, che si è emancipato nei secoli, ha la possibilità di formare comunità, non più in base a legami di sangue, e non solo per interesse, ma in base al proprio giudizio. Tramite accordi legali è possibile creare e sviluppare consciamente nuovi rapporti. Nel diritto vive la forza che può formare con la coscienza la vita sociale. Le comunità contrattuali che collaborano in solidarietà sono tali organi creativi. Le relative forme legali non le troviamo necessariamente nei codici, esse sono però comparabili alle società semplici, dove il principio di solidarietà "uno per tutti, tutti per uno" trova la sua espressione più concreta. Con contratti di società è dunque possibile trovare nuove forme di cooperazione che con il tempo diventano un patrimonio della società. Il diritto si è sviluppato nei secoli in questo modo. Dobbiamo dunque unirci con uomini che curano principi e aspirano mete simili, disposti a formare e reggere nuove iniziative comuni. Non si tratta però di iniziative politiche, ma di nuove forme di collaborazione solidale, fondate sul diritto civile, idonee a trasformare capacità e idee degli uomini nella vita economica e perciò in favore di altri uomini. E il diritto in veste di contratti di collaborazione forma la piattaforma comune per la reciproca comunicazione e per l'impegno.

Lo stato e l'iniziativa del singolo

E la politica? Anche le attività fondate sul diritto pubblico, dunque le attività dello stato, si fondano sul principio di uguaglianza, però le decisioni prese non si basano su accordi reciproci, ma su decisioni democratiche della maggioranza. Il principio di maggioranza è però nemico dell'individuo. Il criterio delle decisioni prese in maggioranza non è la qualità, ma bensì la quantità (cioè la maggioranza dei voti). Le decisioni democratiche sono nient'altro che compromessi, il comune denominatore tra gli interessati.
Al posto dell'iniziativa dello stato deve stare perciò la forza iniziativa dei singoli uomini. Lo stato deve avere il compito d'intervenire dove regole sono indispensabili: proteggere le persone deboli e incoraggiare le persone iniziative. Lo stato deve perciò applicare il principio di sussidiarietà.

Lo stato oscilla tra la funzione di tutore dei cittadini e la funzione d'esecutore di concreti economici di minoranze. Ma lo stato ha però il compito di stabilire le condizioni dell'attività economica in base alla dignità dell'uomo. Le leggi dovrebbero dunque garantire che l'essere umano non scenda al disotto di se stesso, però non devono impedirlo a sviluppare le vere qualità morali di esso. Il diritto deve dunque imporre limiti all'economia: un'economia completamente deregolarizzata causa danni agli essere umani, sia a chi consuma sia a chi produce, nonché alle basi della natura. Inoltre il diritto avrebbe il compito - creando le forme legali adeguate (nuovo diritto fondiario, nuovo ordine monetario, diritto di società per aziende economiche, ecc.) - di garantire, che ciò che avviene nel mondo economico non esca dal flusso sociale, ma che serva all'insieme.

La vita economica e l'altruismo

Es L'economia del mercato libero toglie la coscienza sociale degli uomini. Nella vita economica moderna - basata sulla divisione del lavoro - è necessario chiedere qual'è il bisogno del prossimo. Ciò che facciamo con il nostro lavoro quotidiano, lo facciamo in favore degli altri. In una economia basata sulla divisione del lavoro anche il peggiore egoista è praticamente costretto a trarre il suo profitto nel produrre prestazioni che corrispondono al miglior modo possibile al fabbisogno di altre persone, l'altruismo si esprime dunque inconsciamente.
Ma la solidarietà va oltre, essa è una forma di altruismo consapevole e voluto, è la fraternità vocata dal cristianesimo e proclamata durante la rivoluzione francese. Non si tratta di affermare che l'essere umano non sia egoista. Gli uomini hanno la facoltà di superare l'egoismo. Il fatto che possiamo definire l'egoismo dimostra che possiamo starcene al di sopra. E inoltre l'essere umano è capace d'imparare. Questo è dimostrabile sulla scorta dello sviluppo del diritto, della sua nascita, fino al perfezionamento dei diritti dell'uomo nell'era contemporanea.

L'altruismo non può e non deve essere imposto dallo stato. Un cambiamento del sistema sociale non cambia l'uomo. Molti tentativi sono falliti nella storia (e non soltanto le dittature comuniste), perciò: ciò che conta è il saggio giudizio di ogni uomo. Ma come si può aprire la percettività e la consapevolezza per il prossimo, in un mondo dove tutti gli uomini sono legati l'uno con l'altro in un tessuto economico non manifesto? Consumatori, commercianti e produttori, datori di lavoro e lavoratori - i partner della vita economica - devono interessarsi e chiedere qual'è il bisogno dell'altro ed operare in base a quanto appreso. Questo è possibile formando organi adeguati, come associazioni economiche. Che sia un'utopia? No, questa è una necessità per render possibile una vita sociale sana. Esistono tutt'ora punti di riferimento - per così dire celle germinali - per esempio i contratti collettivi pattuiti e osservati in autonomia da aziende e sindacati, tra i partner sociali. Questa è la via da proseguire, non nel considerare il prossimo un'avversario da sconfiggere, perché la "libertà" nella vita economica impone gli interessi miopi dei singoli e favorisce l'egoismo. Questo non solo crea situazioni sociali penose, che comunque ne deve l'intera società, ma impedisce lo sviluppo di un flusso economico equilibrato. Un'economia in via di ristringimento può essere nell'interesse di ben pochi.

Contratti basati sull'uguaglianza ed il rispetto del prossimo formano dunque dei legami reciproci e la costruzione delle condizioni contrattuali voluta consciamente, crea un percezione sveglia per i nessi economici e sociali. Così possono nascere nuove comunità dove gli uomini si evolveranno e vivranno con dignità.